martedì 15 marzo 2011

Cecilia Ahern: Quando si spezza il cuore

Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana. Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.

sabato 12 marzo 2011

Luigi Pirandello da "L'esclusa"

Monica Bellucci
A ogni donna onesta, che non fosse brutta, poteva capitar facilmente di vedersi guardata con strana insistenza da qualcuno; e se colta all'improvviso, turbarsene; se prevenuta della propria bellezza, compiacersene. Ora a nessuna donna onesta, nel segreto della propria coscienza, sarebbe sembrato di commettere peccato in quell'istante di turbamento o di compiacenza, carezzando col pensiero quel desiderio suscitato, immaginando uno sprazzo fuggevole un'altra vita, un altro amore... Poi la vista delle cose attorno richiamava, ricomponeva la coscienza del proprio stato, dei propri doveri; e tutto finiva lì... Momenti! Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, quasi lampi di follia, pensieri inconseguenti, inconfessabili, come sorti da un'anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, e ritorna l'ombra uggiosa o la calma luce consueta.

venerdì 11 marzo 2011

Paulo Coelho: "Costruire o piantare"

Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.(da "Brida")

Mauro Corona: da “Gocce di resina”

La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall’albero ferito. Gocce dorate, gialle come miele, che non scappano via, non fuggono come l’acqua, non abbandonano l’albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita. Anche quelli più belli diventano punture perchè col tempo si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre.

Gabriele D'Annunzio: Rimani

Rimani! Riposati accanto a me. Non te n' andare.
Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorché di essere venuta a me,
liberamente, fieramente. Ti amo.
Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna,
non vedo altra gioia... Rimani. Riposati.
Nom temere di nulla. Dormi stanotte sul mio cuore...

Hermann Hesse: Eleanor

Le sere d'autunno mi ricordano te. 
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora 
ai bordi dei colli in rosse aureole. 
In un casolare vicino piange un bimbo. 
Il vento se ne va a passi tardi 
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie. 

Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi, 
l'estranea solitaria falce di luna 
con la sua mezza luce da terre sconosciute. 
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero. 
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno 
e il sentiero con pallido alone melanconico. 
Anche d'inverno in notti senza luce 
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi 
e il vento tempestoso, ho spesso l'impressione di guardarti. 
Il piano intona con forza ingannevole 
e la tua profonda e cupa voce di contralto 
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne. 

La mia mano afferra alle volte la lampada 
e la sua luce tenue posa sulla larga parete. 
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda 
mi conosce bene e mi sorride, stranamente. 
Ma io ti bacio mani e capelli 
e sussurro il tuo nome. 

Valeria Serra, da “Le parole del mare”

E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettete e seduttiva pagina bianca. La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzato, il desiderio non ancora estinto, la fuga non ancora portata a compimento, l’assenza che suggerisce la presenza, l’inizio che non ha fine. Nella sua distesa luminosa e sconfinata, nei suoi abissi sconosciuti diventa facile e quasi inevitabile trovare una metafora vivente alla propria irrequietezza, all’istinto di libertà, alle paure e all’inesplorata e profonda regione dell’anima.